Pietro Verdini: nero blu bianco

Titolo : Pietro Verdini: nero blu bianco

Autore : Giovanna Nicoletti (a cura di)

Anno : 2007

Descrizione : "Pietro Verdini entra nel mondo dell’arte permettendo alle proprie origini, la Lunigiana e la Garfagnana, di affiorare sugli insegnamenti che riceve: la forma dello spirito è anche la forma arcaica delle steli, di quei segni essenziali tracciati sulle pietre dagli antichi "maestri". E, cioè, di quell’epoca nella quale i "maestri" non sapevano di essere tali ma erano, piuttosto, consapevoli che il loro segno era capace di rendere visibile un messaggio per la loro comunità e usavano quindi la rappresentazione come uno strumento di comunicazione necessaria a tramandare utili informazioni. Sono anche i fondi azzurri delle ceramiche di Andrea della Rabbia a colpire la sensibilità dell’artista. Quella luce emanata dal pigmento azzurro che è insieme spirito e cielo e natura.
L’universo di Verdini sembra essere così trattenuto in un subitaneo respiro che si fa unico. Per sempre. Prevale il colore nero, in realtà blu e bianco, che plasma ogni cosa raggelandola in una unica azione ricca di concentrazione. L’anima infrange le nostre catene, fisiche e mentali e ci permette di spaziare, di liberarci nel volo di una luce azzurra e di pensarci come materia ma anche come spirito aereo in un universo fatto di purezza e di contemplazione dove il tempo, lo spazio, il colore sono azzerati. Alla fine.
Siamo angeli, contadini, musici, animali, fiumi e alberi. Siamo fiori e cascine. Siamo forme di un tutto che affiora da una linea continua che porta in superficie l’Essere. Forme uguali, la geometria delle persone coincide con quella degli edifici e dei tronchi e delle rocce, finalmente libere da quello "scuro che mangia le forme". E le nostre azioni, il volare, il suonare, il tagliare la legna, l’intrecciare, il resistere ai venti ci rendono ancora più capaci di rendere solide e paghe le nostre figure.
Leggendo l’opera di Pietro Verdini qualcuno richiama alla memoria la pittura senese ma è forse quella giottesca ad interessarlo maggiormente. La figura monumentale abita gli spazi nei quali si manifesta e la sua pittura riesce a costruire, come per il maestro fiorentino, l’illusione di una struttura a tutto tondo con le linee ondulate e fluenti che drappeggiano i corpi come fossero esse stesse abiti. La piega disegna il paesaggio,
ammorbidisce le asperità della roccia o la forza delle onde e diviene sinuosa, continua, come a voler nascondere l’oscurità -e cioè le profondità dell’abisso -che, per necessità, descrive lo sfondo. E ritorna il verso di Campana "senza cielo metallico ardente di vertigine". La vertigine, l’abisso, il profondo, le pieghe, insomma, sono questi gli spazi dove Verdini ferma il pensiero e trattiene il nostro sguardo ipnotizzato dalla forza magnetica del nero. Raccontando dei motivi che ispirano le sue composizioni, l’artista ricorda di essere stato affascinato dal dipinto, conservato agli Uffizi, dedicato alla raffigurazione della Tebaide. Di quel mondo parallelo, di quella terra vista dal mare è intriso il suo colo- re. I suoi personaggi e i suoi paesaggi ci guardano come fossimo noi i protagonisti di un universo scaturito da una ispirazione superiore. Nella pittura tutto è solido e fermo, qui, nella nostra quotidianità, tutto è in movimento e confuso. Verdini restituisce un luogo ad ogni cosa: il paesaggio è estensione del corpo; il corpo è il gesto, il fare. La sua pittura, nel suo lento manifestarsi per sottrazioni, coglie l’Essere, fragile presenza fatta da un "contorno lucente che si dipana da un’ombra immensa, tra blu e nero" come scriveva Rinaldo Sandri." (Giovanna Nicoletti) 

Note di edizione: catalogo della mostra "Pietro Verdini: nero blu bianco" tenutasi a Pergine Valsugana in Sala Maier dal 1 al 20 dicembre 2007.

Pagine : 118

Prezzo Euro : 18,00