Descrizione
Nella zona settentrionale della conca di Pergine, sulla destra del torrente Fersina, si alza il complesso collinoso dei Montesei di Serso.
Come lascia intendere il nome, esso è costituito da due dossi, i Montesei bassi, che hanno il loro culmine a quota 600 metri in una spianata elissoidale, ed i Montesei alti, che salgono sino a 614 metri con un susseguirsi di piccoli salti rocciosi.
I due dossi sono collegati a quota 585 metri da un'ampia selletta quasi pianeggiante, rivolta verso Pergine.
Vi si accede agevolmente sul lato nord, dalla piccola valle che li separa dai dirupi del Casteler; verso est sono invece chiusi dal Rio Negro che va a confluire nel torrente Fersina, il quale a sua volta scorre alla base dei Montesei stessi, mentre il pendio occidentale toccato dall'antica mulattiera dei "passi d'ors", che sale verso Montagnaga di Piné, pur essendo aperto, è molto ripido.
La zona fu abitata da popolazioni retiche che vi rimasero per più di tre secoli, lasciando vistose tracce della loro presenza.
L'area archeologica conserva i ruderi di quattro case, databili tra il 450 e il 100 avanti Cristo, portati alla luce dagli scavi promossi in massima parte da Renato Perini. Presentano pianta quadrangolare con corridoio d'accesso e struttura seminterrata.
Tra i resti delle case, disposte a scacchiera, sono stati trovati diversi oggetti, di varia foggia e di vario uso: suppellettili in ferro, ornamenti in bronzo e numerosissimi frammenti di vasellame.
Di notevole importanza sono stati i ritrovamenti di ossi di cervo con iscrizioni in alfabeto retico. La scrittura, limitata solamente alla sfera religiosa, è attestata solo su oggetti votivi, mentre su suppellettili di uso comune son state rilevate, in alcuni casi, sigle alfabetiformi.
Gli abitanti dei Montesei dovettero fuggire più volte dalle loro case a causa di furiosi incendi, come testimoniano i ritrovamenti di travi carbonizzate e suppellettili in stato avanzato di fusione.
I Montesei, per la loro favorevole posizione, furono abitati anche prima dei reti a partire almeno dal XIX secolo avanti Cristo.
Le varie campagne di scavo che si sono succedute a partire dal 1962 hanno portato alla luce numerosissimi reperti preistorici e protostorici, la maggior parte dei quali è ora esposta al MUSE di Trento.